ANDREA MININ: l’esperienza alternanza scuola-lavoro

Tutto è cominciato con una circolare, una delle tante lette in classe dalla professoressa e ascoltata distrattamente da noi studenti; parlava di comunicazione per i campionati italiani Assoluti di scherma. Mi ha subito colpito come progetto perché sembrava diverso dagli altri, non veniva spiegato chiaramente che cosa si sarebbe andato a fare e mi sono incuriosito. A fine marzo sono cominciati i vari incontri alla sede dell’UGG. Fin dal primo momento sono stato trasportato dal carisma di Igor Damilano e Cinzia Lacalamita, che facendoci costantemente metterci in gioco di fronte agli altri ragazzi del corso ci hanno spinto a fregarcene della paura di esporre i propri sentimenti, a tal punto da portare una persona timida e di poche parole come me a scegliere il ruolo di intervistatore man mano che il progetto prendeva forma. Al termine dei vari incontri si sarebbe dovuta ottenere una vera e propria redazione giornalistica, con tanto di direttori, caporedattori, editorialisti, intervistatori e articolisti, il tutto affidato a noi giovani, e così è stato. I momenti che però hanno lasciato un solco più profondo in me sono stati quelli sul campo; qui “ci trovavamo più sotto l’ala protettrice” di quelle quattro mura della stanza del caminetto, al sicuro, dove nessuno, oltre al fatto di aprirci di fronte a 40 ragazzi, poteva mettermi in difficoltà. Qui c’erano medaglie d’oro delle Olimpiadi, campioni mondiali, da intervistare, cercando però di farli raccontare una storia diversa dalle altre. Di interviste ne ho fatte davvero tante in questi giorni, da Daniele Garozzo, oro a Rio 2016, a suo fratello Enrico Garozzo, passando per la simpatia di Alessandra Lucchino, ma ce n’è stata una che mi è rimasta nel cuore, al campione nazionale paralimpico sia di spada che di fioretto, Emanuele Lambertini. Facendogli quelle poche domande ho capito che, pur essendo senza una gamba, vive una vita normalissima, fa lo scientifico come me, si incasina anche lui con lui con sport e studio, addirittura si fa più ragazze di me. Questo per far capire, come fin dall’inizio Cinzia e Igor cercassero di farci arrivare all’idea che siamo noi a creare la disabilità dicendo frasi tipo “Poverino, mi dispiace per quello che ti è successo”. Per quello che mi ha dato questa esperienza non posso fare altro che dire un grazie alla scuola per non accettare sempre i soliti progetti e di dare spazio a veri e propri professionisti che con la loro esperienza hanno cambiato, naturalmente in meglio, il mio modo di pormi agli altri e il mio modo di pensare facendomi mille paranoie sul come gli altri mi vedevano.

Andrea Minin

3C – Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi”

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