Intervista a Enrico Berrè – 09.06.2017

Schermidore italiano specializzato nella sciabola, Enrico Berrè nel suo percorso sportivo partecipa agli Europei di scherma a Zagabria e Strasburgo, in entrambi si qualifica  per l’oro a squadre, e a Montreux e a Toruń per l’argento. Gareggia poi anche ai Mondiali di Mosca, dove vince l’oro a squadre.

 

Munafò: «COME SI SENTE A QUESTO PUNTO DELLA GARA?»

Berrè: «A questo punto della gara siamo caldi; abbiamo fatto il girone, la prima diretta e siamo nei 16, adesso inizia la parte divertente, quella dove gli avversari diventano sempre più difficili; quindi per il momento siamo sul pezzo. E niente, vediamo che succede.»

Munafò: «DA QUANTO TEMPO PRATICA QUESTO SPORT?»

Berrè: «Allora, io scherma la pratico da 18 anni, dove i primi 9 ho fatto fioretto, e gli ultimi 9 ho fatto sciabola.»

Munafò: «CON QUALI DELLE DUE ARMI SI TROVA MEGLIO?»

Berrè: «I risultati dicono sciabola, al fioretto non ero poi niente di che; però non ho cambiato per assenza di risultati, ho cambiato per assenza di divertimento, non avevo più un gruppo numeroso di amici, quindi ho deciso di provare sciabola. là con altri ragazzi mi sono divertito, e i risultati sono arrivati, quindi ho continuato con la sciabola.»

Munafò: «CON IL SUO ALLENATORE COME SI TROVA?»

Berrè: «Molto bene, è il quinto anno che lavoro con questo allenatore, non è stato quello che mi ha messo in guardia, ma è un allenatore che ho scelto poi. Fino ad ora sono molto contento del lavoro che stiamo svolgendo, vediamo di continuare sempre meglio.»

Munafò: «QUAL È LA COSA CHE LE PIACE DI MENO DELLA SCHERMA?»

Berrè: «La sconfitta. A parte questa devo dire che non c’è una cosa che mi piace di meno, forse il fatto che non sia uno sport conosciuto; amo questo sport veramente con il cuore, lo consiglierei a chiunque perché comunque è pieno di valori bellissimi. Mi dispiace che purtroppo in giro si parli solamente di due tre sport quando il nostro meriterebbe un palcoscenico più ampio, quindi se c’è un difetto è questo.»

Munafò: «GIOCA ANCHE IN SQUADRA?»

Berrè: «Si, domani con le Fiamme Gialle cercheremo di prenderci un titolo a squadre che abbiamo vinto due volte, vogliamo il terzo.»

Munafò: «COME SI TROVA CON I COMPONENTI DELLA SUA SQUADRA?»

Berrè: «Benissimo, sono ragazzi fantastici, che frequento anche fuori dalla palestra, quindi sono oltre che compagni di squadra amici, e questo fa si che siamo una squadra molto più amalgamata e vincente.»

Munafò: «PREFERISCE GIOCARE IN SQUADRA O SINGOLARMENTE?»

Berrè: «È indifferente, sono emozioni diverse; singolarmente sei più responsabile per te stesso; comunque sia, la scherma è uno sport individuale, però la squadra ti tira fuori anche quello spirito di gruppo, quel dover far qualcosa per gli altri che anch’esso è bello. In ogni caso per me è del tutto indifferente, l’importante è poi arrivare al risultato che meritiamo.»

Munafò: «SE AVESSE L’OPPORTUNITÁ DI SFIDARSI CON QUALCUNO, CHI SCEGLIEREBBE?»

Berrè: «In generale, comunque sia, faccio parte della nazionale. In ogni gara di Coppa del Mondo si

può tirare con campioni olimpici e mondiali, forse questi sono gli incontri più stimolanti, anche per la crescita di un atleta. Anche se con determinati atleti arrivano delle sconfitte l’importante è confrontarsi e cercare di giocarsela alla pari. Quindi l’ambiente della scherma mondiale mi tira fuori la grinta, la voglia di far bene e di dimostrare che anche io sono a quel livello.»

Munafò: «CONSIGLIEREBBE QUESTO SPORT AI PIÙ GIOVANI?»

Berrè: «Assolutamente sì, è uno sport bellissimo, con un sacco di valori, ci si fanno amici, è pulito, quindi assolutamente sì. Se dovessi consigliare uno sport consiglierei soprattutto questo.»

Munafò: «HA DOVUTO FARE DEI SACRIFICI PER PRATICARE LA SCHERMA?»

Berrè: «Sì, tanti. Sopratutto nella fascia d’età dell’adolescenza, quando a molte uscite con gli amici, molte feste di compleanno, non puoi partecipare perché tu sei in giro per l’Italia a fare la garetta, che magari non va neanche bene. Però nonostante ciò lo fai con il cuore, rinunci volentieri alle feste con gli amici, anche perché gli amici veri restano. Magari farsi in quattro per la scuola, perché devi studiare su un treno, ma si fa. Si fa perché ne vale la pena, perché ti da tante soddisfazioni, perché è divertente.»

Munafò: «COSA SI ASPETTA DI VEDERE NEL SUO FUTURO, ANCHE NON SPORTIVO?»

Berrè: «Insegnare questo sport. Appena finita la carriera sportiva voglio e spero di diventare un buon coach, che potrà trasmettere quello che ho imparato nel corso degli anni, le mie esperienze, le mie vittorie, le mie medaglie, ma anche le mie sconfitte, perché le sconfitte sono la prima cosa che aiuta a crescere. E quindi oggi o domani mi piacerebbe diventare un tecnico di scherma bravo, e che si goda le soddisfazioni, perché mi piace questo sport, e mi piacciono i bambini.»

 

Sofia Munafò

3C – Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi”

Photo by Maria Allegra Marsan – 3C Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi”

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