Gri Marizza: «La prima domanda è la domanda di rito che abbiamo fatto quasi a tutti gli atleti.»

Pizzo: «Meglio.»

Gri Marizza: «Come sei arrivato a questo sport? A quanti anni?»

Pizzo: «Ho cominciato molto presto, a sette anni perché ci fu una prova a scuola gratuita e mio padre, che era stato schermitore, mi ha consigliato di provare e mi sono innamorato subito di questo sport, benchè già praticassi calcio e pallavolo, anche agonisticamente, per quanto a sette anni si può fare.»

Gri Marizza: «E poi hai deciso per la scherma, come mai?»

Pizzo: «Si, perché rispecchia un po’ il mio mondo, nel senso che quando metto la maschera sono me stesso. Io sono una persona abbastanza introversa quindi lì posso esprimere tutto quello che sono, fregandomene ddlle convenzioni. Questo sport anche se ti chiude dentro una maschera, dentro una tuta molto resistente, alla fine di testa ti libera molto.»

Gri Marizza: «La vittoria più bella?»

Pizzo: «Sicuramente la medaglia di argento a squadre di quest’anno alle olimpiadi con i ragazzi della squadra. E’ stata un’esperienza fantastica: tutta la qualifica, molto lunga e difficile, nessuno credeva in noi. E poi ho trovato tre fratelli, abbiamo fatto qualcosa di grande.»

Gri Marizza: «Com’è gareggiare contro questi tuoi tre fratelli?»

Pizzo: «Difficile, anche perché una parte di te, ovviamente, vorrebbe stare lì a scherzare come si fa quando si esce o durante i ritiri collegiali e invece in pedana devi mettere tutta la grinta, sportivamente odiarli, quindi io ogni tanto ci riesco, ogni tanto no.»

Gri Marizza: «La sconfitta più sofferta?»

Pizzo: «Le olimpiadi precedenti a Londra, dove ho perso il match per le semifinali e quindi per la zona medaglia. Tra l’altro vincevo 12-9, nella scherma si arriva a 15 e non ho più toccato. Ho perso 15-12, quindi a quel match ho pensato per parecchi mesi, poi mi sono levato questo fantasma, per fortuna.»

Gri Marizza: «Dopo questa sconfitta hai mai pensato di lasciare questo sport? C’è mai stata qualche delusione che ti avrebbe portato ad abbandonare per sempre questo mondo?»

Pizzo: «Si, più che la sconfitta olimpica in sé, è quando attraversi un periodo lungo sarebbe da stupidi mollare per una giornata storta. Invece mi è capitato di passare dei periodi di vari mesi senza andare in fondo alle gare, perdendo presto e, quando per tanto tempo non si accende la luce, te le fai quattro domande, è inutile dire di no. E invece a 34 anni sono ancora qui e ho voglia di dimostrare tanto e questo mi diverte molto.»

Gri Marizza: «E vedi un futuro?»

Pizzo: «Adesso, a quest’età, guardi giorno per giorno, cerchi di migliorarti comunque, se non è finita. Un futuro sicuramente nell’ambiente. Io amo questo sport e tutto quello che c’è attorno.»

Gri Marizza: «Magari come allenatore?»

Pizzo: «Sicuramente, penso di poter trasmettere molto ai ragazzi, li adoro. Spesso nelle scuole vedo che mi ascoltano, quindi penso di poter essere un buon allenatore, magari non tanto tecnicamente, ma come carisma.»

Gri Marizza: «Ultima domanda, come ti sei trovato in questi campionati? Secondo te l’organizzazione è stata sufficiente?»

Pizzo: «Te lo dico dopo il match di finale. Se vinco, è un campionato italiano stupendo, se perdo la finale, tutto male.»

Gri Marizza: «Allora in bocca al lupo! Grazie mille.»

Pizzo: «Crepi.»

 

Francesca Gri Marizza

4A – Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi”

Photo by Jasmine Girolami – 4A Liceo Classico “Dante Alighieri”