Intervista a Ruggero Vio (parte prima)

Ruggero Vio, padre della schermitrice Beatrice Vio, detta Bebe Vio, medaglia d’oro alle paralimpiadi di Rio 2016

Photo by Jasmine Girolami – 4A Liceo Classico “Dante Alighieri”

Roberto Sartori: Solitamente agli schermidori si chiedono quali sono le emozioni prima di scendere in pedana; ma quali sono le emozioni di un padre quando la figlia è sul punto di gareggiare?

Ruggero Vio: “E’ un problema di tutti i genitori. Sei agitato, specie se sei uno che ha fatto sport e sai cosa vuole dire essere tesi prima di una sfida. Vorresti dirle mille cose, ma non puoi farlo: in particolare mia figlia si arrabbia se svio dal mio ruolo di genitore ed entro nell’ambito sportivo. Non devi stressare chi invece è del mestiere, ovvero i vari allenatori e preparatori; questo è un vizio di noi italiani, pensiamo di sapere ciò che però non ci compete.”
Sapere di essere tra i più forti comporta certamente un peso. Voi questo peso lo sentite? “Abbastanza, Bebe non troppo fortunatamente. Lei è stata molto sottopressione, soprattutto a Rio. Veniva da due anni dove aveva vinto praticamente tutto e quando vinci tutto sei quello da battere. A sua volta, se sei quello da battere, viene dato per scontato che tu vinca per certo. I giornali dissero così anche di Arianna Errigo, la quale purtroppo uscì male. Quando lei uscì, Bebe si stressò tantissimo: quando sei convinta di vincere ma ti accorgi che si può anche perdere, la pressione aumenta. Un pregio di Bebe è che sa gestire questa pressione avendo fatto un numero elevato di incontri. Ci ha lavorato su bene.

Può ritenersi orgoglioso di una figlia che, nonostante le difficoltà della vita, è riuscita a rialzarsi? “Si, decisamente. Bebe ha avuto un problema importante, è stato un anno difficile. L’importanza però sta nel capire che è stato solo un incidente. Non è morta, sì ha avuto dei problemi, ma come dice lei stessa ‘ora mi hanno ridato i pezzettini e quindi io sono come gli altri adesso, cammino, mi muovo…’ Ogni tanto si scarica una mano e non funziona più, le fa male una gamba, però mi sento di dire che c’è gente in carrozzina che vive peggio di lei. Quindi non ha la possibilità di lamentarsi, perché ha una vita stupenda, gode tantissimo nel fare sport e nello spingere gli altri a farlo, quindi può solo essere felice e ringraziare di quello che le sta succedendo.

Roberto Sartori

3A – Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi”

 

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