L’editoriale – Ruggero Vio: la dolcezza di un padre, non solo per la figlia

Un nome, una storia: Bebe Vio. E non c’è altro da aggiungere, perché tutto è già stato scritto, e detto e raccontato. C’è attesa per l’arrivo della schermitrice campionessa paralimpica e mondiale in carica di fioretto individuale. Un’attesa palpabile qui, all’Ente Fiera di Gorizia. Esco a prendere una boccata d’aria con alcuni dei ragazzi della redazione, si avvicina una macchina. Il conducente, con un sorriso amabile, ci chiede dov’è il padiglione con le pedane per le gare paralimpiche. È Ruggero Vio, il papà di Bebe. Bebe accanto a lui. Sorride anche lei, di un sorriso teso, però. Ha la concentrazione da pre-gara sul volto: è bella di professionalità. Li seguiamo. Uno dei ragazzi osa, chiede un’intervista al signor Vio. Lui rimanda al dopo gara, pensando che “l’oggetto di interesse sia Bebe”. Non è così, a tutta la redazione interessa prima il “sentire” del padre-manager, più padre che manager, lo ha scritto negli occhi. Assistiamo, Igor e io, a un’intervista umana. Siamo orgogliosi di come abbiamo formato questi piccoli grandi giornalisti del futuro. A Ruggero strappiamo una “promessa”: una chiacchierata con Bebe, più tardi, perché i ragazzi se la meritano, si meritano di poter confrontarsi con una vincente nello sport, nella vita.

Cinzia Lacalamita, Igor Damilano

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